Rete Dante e rack audio sul palco: un cavo al posto del multicore
Quando i canali diventano tanti, il multicore analogico lascia il posto a un cavo di rete solo. Ecco cos'è Dante, come si compone il rack che lo ospita e come lo scrivi nel rider senza far storcere il naso al service.
Cos'è la rete Dante?
Dante è un protocollo che fa viaggiare l'audio digitale su una normale rete Ethernet. In pratica: invece di stendere un multicore con decine di coppie di rame, colleghi il palco al mixer con un solo cavo di rete che porta decine o centinaia di canali insieme al controllo. È la stessa idea del cablaggio del palco — portare il segnale da qui a lì — ma spostata dal rame all'informatica: qui parliamo di rete, non di cavi analogici, e l'instradamento si decide via software invece di ricablare.
Il vantaggio non è solo il cavo unico. Con Dante il routing — chi manda cosa a chi — si fa in un programma (il Dante Controller), abbinando i canali per nome. Aggiungere un ingresso o rimandare un canale alla console monitor non richiede di toccare un cavo: si cambia una riga nel software.
Dante o analogico: quando conviene
Non è che il digitale batta sempre l'analogico — dipende dal palco. Ecco come scelgo:
- Dante conviene con molti canali (oltre i 16-24), tratte lunghe, palchi che cambiano configurazione spesso, o quando servono più destinazioni (sala, monitor, registrazione, broadcast) dallo stesso segnale.
- L'analogico resta meglio per palchi piccoli, service leggeri, situazioni dove semplicità e robustezza contano più della flessibilità: un multicore non ha bisogno di uno switch che funzioni.
Nella maggior parte dei live medi la scelta è già fatta dai mixer: le console digitali moderne parlano Dante di serie, e usarla è spesso più comodo che stendere rame.
Cosa contiene un rack audio da palco
Il rack è l'armadio in cui il palco si aggancia alla rete. Cosa ci sta dentro dipende dal setup, ma lo schema tipico è:
- Stagebox / interfaccia I/O di rete: dove entrano i microfoni e le linee del palco e diventano canali Dante.
- Switch di rete: lo snodo che tiene insieme i device. Deve essere adatto all'audio (gestione delle priorità, funzioni di risparmio energetico disattivate), non uno switch qualsiasi da ufficio.
- Console monitor, se il monitoraggio è gestito dal palco.
- Ricevitori wireless e computer di playback, quando ci sono.
Da questo rack parte il cavo di rete verso il mixer di sala. È il cuore fisico del sistema, e nel rider va descritto per quello che è: cosa contiene e come si collega.
Device, nomi e routing: il Device ID
Ogni apparecchio sulla rete Dante si presenta con un nome — il Device ID. Il routing si fa abbinando i canali per nome nel Dante Controller: «l'uscita 1 del device Palco-IO va all'ingresso 1 del device FOH». Sembra un dettaglio da informatici, ma è il punto in cui si fanno gli errori: due device chiamati entrambi «Mixer» o «Stagebox-1» e «Stagebox-01» sono la ricetta per collegare il canale sbagliato.
La regola pratica: nomi chiari e univoci — «Palco-IO», «FOH», «Monitor», «Rec» — scritti anche sul rider. Chi allestisce deve poter capire la topologia della rete leggendo il documento, non provando a indovinare.
Clock e latenza
In una rete digitale tutti gli apparecchi devono battere lo stesso tempo: uno solo fa da riferimento (il leader del clock) e gli altri si allineano. Se il clock non è stabile, l'audio ha disturbi. Di norma se ne occupa il sistema in automatico, ma è bene sapere quale device fa da leader — di solito il mixer o lo stagebox principale.
La latenza di Dante è selezionabile ed è molto bassa (frazioni di millisecondo su una rete piccola). Non è un problema pratico nel live: conta saperla impostare coerente su tutti i device, non inseguirla.
Ridondanza: quando la rete non può cadere
Per un evento importante, un cavo di rete che si stacca non può spegnere il concerto. Dante prevede la ridondanza: una rete primaria e una secondaria su switch e cavi separati, che portano lo stesso audio in parallelo. Se una via cade, l'altra continua senza che nessuno se ne accorga. Per un club o un palco piccolo una rete singola ben fatta basta; per un festival o una produzione seria la ridondanza è la norma, e va indicata nel rider.
Come StagePlot documenta il rack
Nel rider tecnico il rack e la rete non sono un dettaglio: chi allestisce deve sapere in anticipo cosa colleghi e come. StagePlot tratta il rack come un elemento del palco — con i device, le porte e la rete — così lo schema esce dal disegno invece di essere descritto a parole in fondo a un PDF. È la parte che i comuni disegnatori di stage plot non hanno: si fermano alle icone sul palco, mentre qui il progetto include anche come il palco è connesso.
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Domande frequenti
Cos'è la rete Dante?
Dante è un protocollo che fa viaggiare molti canali audio digitali su una normale rete Ethernet. Un solo cavo di rete porta decine o centinaia di canali tra palco e mixer, al posto del multicore analogico, e l'instradamento si decide via software invece che ricablando.
Che differenza c'è tra Dante e cablaggio analogico?
Nell'analogico ogni canale ha il suo cavo fino allo stagebox; con Dante un unico cavo di rete trasporta tutti i canali e il routing si fa nel software. Dante conviene con molti canali, tratte lunghe o setup che cambiano spesso; l'analogico resta più semplice e robusto per palchi piccoli.
Cosa contiene un rack audio da palco?
Di solito lo stagebox (o l'interfaccia I/O di rete), lo switch di rete, e a volte la console monitor, i ricevitori wireless e il computer di playback. È l'armadio in cui il palco si collega alla rete e da cui parte il cavo verso il mixer di sala.
Cos'è il Device ID in una rete Dante?
È il nome con cui ogni apparecchio si presenta sulla rete: stagebox, mixer, registratore. Il routing si fa abbinando i canali per nome nel Dante Controller, quindi dare a ogni device un nome chiaro (per esempio «Palco-IO» o «FOH») evita errori quando si collegano gli ingressi.
Serve la rete ridondante per un concerto?
Per un evento importante sì: Dante prevede una rete primaria e una secondaria su switch e cavi separati, così se un cavo si rompe l'audio non cade. Per un club o un palco piccolo una rete singola ben fatta è di solito sufficiente.